Il verdetto

The verdict

7,7

1982

Regia: S.Lumet

Genere: Drammatico

CAST

Paul Newman

Charlotte Rampling

Jack Warden

James Mason

Milo OShea

Roxanne Hart

Ed Binns

James Handy

Colin Stinton

Joe Seneca

Julie Bovasso

Kent Broadhurst

Lindsay Crouse

Wesley Addy

Burtt Harris

Lewis J. Stadlen



IL VERDETTO
Anno 1982
Titolo Originale THE VERDICT
Durata 125
Origine USA
Colore C
Genere DRAMMATICO
Specifiche tecniche PANORAMICO A COLORI
Tratto da ROMANZO OMONIMO DI BARRY REED
Produzione RICHARD D.ZANUCK E DAVID BROWN PER LA 20TH CENTURYFOX
Distribuzione 20TH CENTURY FOX (1983) - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT, DVD 20TH CENTURY FOX (2002)
Regia
Sidney Lumet
Attori
Paul Newman Frank Galvin
Charlotte Rampling Laura Fischer
Jack Warden Mickey Morissey
James Mason Ed Concannon
Milo O'Shea Il Giudice Hoyle
Roxanne Hart Sally Doneghy
Ed Binns Il Vescovo Brophy
Lewis J. Stadlen Il Dott. Gruber
James Handy Dick Doneghy
Colin Stinton Billy
Joe Seneca Dott. Thompson
Julie Bovasso Maureen Rooney
Kent Broadhurst Joseph Alito
Lindsay Crouse Infermiera Costello
Wesley Addy Dott. Towler
Burtt Harris Jimmy
Soggetto
Barry Reed
Sceneggiatura
David Mamet
Fotografia
Andrzej Bartkowiak
Musiche
Johnny Mandel
Montaggio
Peter C. Frank
Scenografia
Edward Pisoni
Costumi
Anna Hill Johnstone
Trama Frank Galvin è stato un brillante avvocato, ma per penose circostanze familiari e legali si è dato all'alcool e si è ridotto a non poter più difendere alcuna causa in tribunale; fa solo il "cacciatore di ambulanze", ossia dove succede un incidente cerca di farsi attribuire la causa, perché il cliente sia risarcito dei danni subiti in via pacifica e lui possa ottenere la parcella che gli spetta. Il resto del tempo lo trascorre nei bar o a giocare a flipper. Ma ecco che gli capita un caso importante col quale potrà redimersi come avvocato e far trionfare la giustizia. All'ospedale S. Caterina di Boston, proprietà della archidiocesi, giace in coma profondo e irriversibile Deborah Kaye. A Galvin, che patrocina la causa in nome della sorella di Deborah e del marito, vengono offerti 210.000 dollari, quale risarcimento danni. L'arcivescovo vuol salvare il buon nome dell'ospedale Santa Caterina, tuttavia riconosce che la vita umana non ha prezzo e l'offerta dell'assicurazione gli sembra buona. Un terzo della somma, 70.000 dollari, spetta a Galvin. Galvin, contro il parere dei suoi patrocinati, rifiuta la somma e porta la causa in tribunale, perché sia fatta giustizia e i due medici colpevoli di negligenza, anche se famosi, siano puniti. L'impresa è difficilissima, poiché la compagnia assicuratrice ha come avvocato il celebre Ed Concannon, un principe del foro di Boston, assistito da una formidabile equipe, che fornisce tutte le informazioni e può ricorrere a tutti i cavilli della legge, ma, soprattutto, ha dalla sua parte il giudice Hoyle. Galvin è assistito dal suo anziano professore di università Mickey Morissey, e ha come testimone sicuro il dott. Gruber. Ma quest'ultimo parte per le Antille e si rende irreperibile. Galvin si sente perduto. Inoltre i suoi avversari gli hanno posto alle costole Laura Fischer, una donna piacevole che Galvin ha incontrato a varie riprese in un bar e che sembra riempire la sua vita con un po' di affetto. In realtà è una spia. Anche la testimonianza del dr. Thompson si rivela inutile. A Galvin rimane solo un filo di speranza: rintracciare l'infermiera Kaitlin Costello, che ha accolto all'ospedale S. Caterina la paziente Deborah Kaye e steso la cartella sulla quale ha segnato che la donna aveva mangiato solo da un'ora e quindi non poteva essere anestetizzata, pena la morte. Dopo febbrili ricerche riesce a scoprire che Katlin Costello è maestra d'asilo a New York. La contatta e riesce a convincerla a testimoniare al processo. La donna era stata costretta dall'anestesista, che, stanco per dieci parti difficili, non aveva fatto caso alta cartella di Deborah Kaye, a cambiare l'uno (un'ora) in 9 (nove ore), pena il licenziamento. Kaitlin Costello aveva falsificato la cartella solo dopo aver fatto una fotocopia della cartella originaria, che può esibire alla corte. Ma l'avvocato Ed Concannon invoca la prescrizione del codice che non si accettano come probanti le fotocopie e il giudice Hayle gli dà ragione. Allora Galvin si rivolge direttamente ai giurati e domanda loro di credere in se stessi e alla giustizia che è nei loro cuori. Galvin ha causa vinta. I medici del Santa Caterina sono ritenuti colpevoli e l'ospedale dovrà risarcire i danni.
Note - DAVID DI DONATELLO 1983 PER MIGLIORE ATTORE STRANIERO A PAUL NEWMAN.
- CANDIDATO ALL'OSCAR 1983 PER LA MIGLIORE REGIA.
Critica Un film di grandi attori, anche se non grande film. L'argomento porta a qualche schematismo di troppo. Ennesima candidatura all'oscar per Paul Newman (che non vinse neanche stavolta). (Francesco Mininni, Magazine italiano tv)
Dal romanzo di Barry Reed, avvocato, è inno all'individualismo americano, una affermazione di fiducia nelle energie dell'individuo in lotta col sistema. Ottima la ricostruzione ambientale, bravo Newman. (Laura e Morando Morandini, Telesette)
Un film contro la corruzione che infesta anche il sistema giudiziario americano. (Famiglia tv)
"Sidney Lumet torna a calcare le aule di tribunale 25 anni dopo lo strepitoso esordio ('La parola ai giurati'). Non c'è dubbio che sappia coniugare alla perfezione spettacolo e denuncia sociale: più di Bossi prima maniera ha buon gioco a scoperchiare gli intrallazzi del Palazzo. Nulla di nuovo sotto il sole, ma due ore abbondanti di coinvolgimento totale. Grandi Paul Newman (solito Oscar sfiorato) e James Mason. Charlot Rampling è come i Verdi: appariscente e inutile". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 16 luglio 2000)